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Nascita della Filuzzi: il ballo e i ballerini

Note originali di Giorgio Zaniboni

 

Su gentile concessione del Maestro Italo Calzolari, possiamo pubblicare le note originali che Giorgio Zaniboni scrisse nel 1980, che, appunto, fanno parte della collezione personale del Maestro Calzolari. Non ho voluto apportare alcuna correzione al testo, per mantenere la sua genuina "bolognesità" originale.

 

"BREVE STORIA DEL BALLO ALLA FILUZZI

A Bologna, fino al 1890, i balli che facevano epoca erano la GIGA, al TRASCON, la RUNCASTELA, la VENEZIENA e la QUADRIGLIA. Cominciarono a passare di moda circa nel 1840, quando anche a Bologna si cominciò a ballare il valzer, mazurcha e polcha. Vi era un orientamento verso quei balli che, per il sistema di suonare di allora, tipo ottocento, avevano una cadenza particolare, quasi da operetta.

Gli strumenti dell'epoca erano l'organetto semitonale, la chitarra e basso con corda di budella che davano all'accompagnamento un tono più armonioso.

Nel 1903 le cose cambiarono quando una formidabile coppia, formata da Umberto Bortolotti, nato nel 1882 nella zona del Ghisello, assieme ad un certo Brando, non meglio identificato, cominciarono a ballare fra di loro.

Bortolotti era il fratello di Burtluten, il famoso massaggiatore del Bologna F.C., da tutti conosciuto e stimato anche come grande ballerino filuzziano.

Questa coppia, dotata di grande talento e fantasia, trasformarono questi balli in quello che successivamente si chiamerà "filuzziano", corredarono il valzer, la polcha e mazurcha di piroette, strisci e frulloni, il tutto con estro e fantasia. Queste variazioni erano adatte per uomini: per tale motivo si ebbero tantissime coppie di soli uomini.

A quei tempi si ballava nelle balere dei borghi: Borgo Polese, Borgo S. Pietro, Borgo delle Casse, Borgo S. Giacomo e Borgo S. Caterina. In quest'ultimo vi era la famosa balera della Tana del Lupo, nella quale si è ballato alla Filuzzi fino al 1970.

In periferia vi erano le balere al Malcantan da Masen, ai Piron in via Battindarno, alla Frasca ed San Rafel, per citare le più note.

Questi balli furono chiamati "alla Filuzzi" per il seguente motivo: nelle suddette balere potevano accedere solo gli abitanti del borgo. Vi era una enorme rivalità fra un borgo e l'altro. Se qualcuno si permetteva di sconfinare, dava luogo a tafferugli.

Vi era però una comitiva di figli di famiglie benestanti che, per il loro comportamento educato e poiché ballavano fra di loro senza dare disturbo, erano tollerati.

Poiché filavano da un borgo all'altro, quando li vedevano entrare la gente esclamava: "Arrivano i Filuzzi".

Erano considerati come gli attuali gagà o spometi. Quando ballavano tra loro la gente diceva che ballavano i Filuzzi, e così in generale presero questo nome i balli della balera di borgo.

Ballo nato sulla base di quattro parti, le quali dovevano essere eseguite con varie figurazioni con l'obbligo del frullo nella parte finale.

Queste regole vigevano nelle gare di ballo per creare ai concorrenti difficoltà di esecuzione.

Vi furono campioni famosi che portarono modifiche al sistema di figurazioni ballando in coppia anche con donne, migliorando il ballo e dando un carattere ben definito al nuovo ballo bolognese, che era completamente diverso dagli altri balli. Più difficile e spettacolare, richiedeva particolari doti di tempismo, fantasia e agilità.

Per questo motivo le coppie che emergevano erano pochissime: 3 o 4 per mille.

Nel 1906 apparvero sulle piste grandi campioni che ebbero una attività cinquantennale sulle piste di Bologna e dintorni. Alcune di queste hanno dato un notevole impulso al ballo filuzziano, patrimonio petroniano, invidiato da tutti.

Mazzoli Oreste, detto Orestein, che ballava in coppia con la sorella, la signora Peppina; Bianchi Aristide, detto Sticleina, infermiere, tipo estreoso e imprevedibile, un tipo di quelli che allora si chiamavano Malester, che in coppia con Ginghino ballavano in modo spettacolare; Alceo Manzoni che ballava in coppia con Flipein il sartino ed San Rafel.

Queste coppie dominavano ovunque andavano. Dal 1920 al 1930 sono sorti nuovi astri, non paragonabili ai vecchi campioni, almeno nei primi anni di attività, come ad esempio Neri, che divenne il più grande in assoluto, indimenticabile: fu prodigo di consigli ed esempio per tutti gli altri. Bonaccione di carattere, sempre disposto a chiudere le feste con una cantata. Pesava un quintale, ma con una agilità felina. Per tale motivo era soprannominato Felino. Dotato di grande estro e fantasia, in tutti i balli improvvisava variazioni nuove.

Draghetti, Morini, Orlandi, Borghi, Bombi, detto Vecchina, che ballava in coppia con Giusto, appassionato di chitarra. Orsi, ballerino molto elegante che però non era all'altezza dei precedenti.

Dal 1920 in poi si formarono coppie di soli uomini che ballavano in modo magistrale tanto da mandare in visibilio le folle. In particolar modo la coppia Felino-Morini che ottenne successi strepitosi anche in teatri come il Duse, il Medica e l'Apollo. Si presentavano in scena con una carriola da muratore guidata da Felino con dentro Morini. Vestivano da muratore, con il grembiule che usava allora.

Successivamente vennero alla ribalta Draghetti, Morini, Borghi, Bombi, Giusto. In questo periodo vi furono anche bravissime ballerine filuzziane: la regine di queste è stata la grande Berta. Vennero poi la Cesarina, detta Ginghina, la Jolanda ed Mirasaul, Maria dal Begat, Diana del Pontelungo, la Vienna, che abitava fuori porta Galliera e, ultima delle grandi, ma non da meno delle altre, Laura Trigari, figlia del grande chitarrista Trigari e moglie di colui che è stato l'organettista semitonale Nino Bonora, detto il Verdi della Filuzzi. All'infuori della Laura Trigari, venuta alla ribalta negli anni 1948/50, tutte le altre sono rimaste in pista per 40 anni cimentandosi nelle competizioni filuzziane.

Il maestro Italo Calzolari (a sinistra), Luciana (al centro) ed il maestro Massimo Morini ("Morino", a destra) in una foto del 1970 (circa).

 

Nel 1945 apparvero sulle piste le nuove coppie di giovani che non hanno impensierito i campioni del passato. Fra questi sono da citare Floriano Bertoncelli, grande tempista, specie nella mazurcha; Fava, detto Bibi, estroso e dinamico, che però mancava nella figura; Lambertini Pippo, al pularol di via orefici, molto elegante e tempista, il suo pezzo forte era la mazurcha; Governatori, molto potente, quando partiva sembrava una torpedine; Osti, il fioraio della Certosa, detto Duilia mirabile nel ballare nella parte da donna come nessun altro nella "corsa al mare".

La "corsa al mare" era la polcha.

Bernagozzi Oreste, con signora, coppia dotata di grande fantasia; Ferri il vigile, soprannominato Dado, grande uomo di compagnia: Veggetti, comico, una vera macchietta nella sala da ballo; Dino Venturi, forte e simpatico; Giorgio Zamboni, detto Bafi; Marchesini, che ballava in coppia con Boni, il meccanico da bicilette con negozio di fronte alla stazione, coppia formidabile per il ballo "a chinein"; Onofri, detto Guston.

Da ricordare Forlani di Budrio e Gruppioni Attilio di Trebbo di Reno, che svolsero le loro attività prima del 1945.

Dopo il 1945 i ballerini erano divisi in I^, II^ e III^ categoria. Le gare si svolgevano in una sola serata che comprendeva tutti tre i balli, valzer, mazurcha e polcha, sulla base di 4 parti.

Generalmente in gara si seguivano queste regole: 3 parti per la III^ categoria, 4 parti per la II^ categoria e 5 parti per la I^ categoria.

In alcune gare di minore importanza, dove vi erano dei premi in palio, si poteva arrivare fino a 7 parti.

Per la I^ categoria le parti dovevano essere di figurazioni diverse e l'ultima era obbligatorio il frullo. Se durante l'esecuzione nelle varie parti venivano ripetute delle figure, la gara era nulla.

Anche nel comprensorio bolognese vi furono coppie formidabili, specie a Castel San Pietro. Da citare in modo particolare Aldo Bacchilega, detto Fasciola a Molinella; poi i Casadio soprannominati i Lungon (Amleto, Fredo, Gino, Otello, Gaetano); i Conti (Gino, Duilio, Dino); i Bonetti al Nuren; alla Toscanella i fratelli Mimmi (Nerio, Bruno); a Ozzano i cugini Masi (Nino, Dino); a Crespellano Gamberini; a Budrio Forlani, deto Volpe Argentata; al Malcantaun ed Masen il Lungo.

Da non dimenticare anche i più famosi suonatori filuzziani: Dantino (organetto), Cenesi (chitarra), al Svezzar (organetto), Getti al zupein, Amleto Parisini, tutti accompagnati da famose chitarre come Berto detto Ranoc, Trigari, Toschi, Esperto e Nicodemo.

Dopo il 1945 si imposero Leonildo Marcheselli, Nino Bonora, Gino Atti e successivamente i giovani Romano Merighi, nipote di Marcheselli, Ruggero Passarini, Bettelli Arnaldo, Sergio Poluzzi, Dino Lucchi, Carlo Venturi. Tutti con tecniche diverse, validi sostenitori della Filuzzi.

Il gruppo di ballo filuzziano del Maestro Massimo Morini (1970 circa)

Il ballo filuzziano cominciò a declinare nel 1964. Sono mancate le ballerine, di conseguenza sono diminuite le coppie. Si ricominciò a ballare tra uomini.

Sono state successivamente programmate gare che nulla avevano a che fare con il buon senso. Si aveva l'abbinamento con un cantante, oppure un filuzziano con un moderno e addirittura un mangiatore con un filuzziano.

Si era giunti alle più incredibili soluzioni per attirare gente nelle sale. Tutto ciò ha portato disinteressamento verso il vero ballo filuzziano.

Il Maestro Italo Calzolari in una esibizione nel 1970

C'è la speranza che le nuove leve, fra i quali da citare il maestro Italo Calzolari, lavorino con passione per riportare il ballo filuzziano ai livelli che gli compete essendo esso un patrimonio culturale bolognese."

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Immagini dei fogli originali scritti da Giorgio Zaniboni.

Foglio 1

Foglio 2

Foglio 3

Foglio 4

Foglio 5

Programma di Gare Filuzziane stilato dai Maestri Massimo Morini e Giorgio Zaniboni

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