I Primati di Bologna: La sconfitta di Federico II

Nella primavera del 1249, l'imperatore Federico II opera il massimo sforzo per riportare ordine tra i riottosi comuni italiani: lascia il figlio naturale Enzo, re di Sardegna, al comando delle truppe imperiali acquartierate a Cremona. Da lì incominciano a fare scorrerie nel parmense. Bologna, sotto la guida del legato Ottaviano degli Ubaldini decide di agire ed organizza (maggio 1249) assieme ad altri comuni alleati (Mantova, Ferrara e Venezia) azioni di sostegno ai fuoriusciti di Reggio, dove domina il partito imperiale. Verso la fine di maggio, l'esercito bolognese, rinforzato dagli Aigoni di Modena, è accampato sulla via Emilia nei pressi di Castelfranco e si appresta ad attraversare il Panaro. Non c'è la cavalleria, accampata o forse in ricognizione probabilmente più a nord. Il ponte in legno di Sant'Ambrogio, presso Fossalta, è stato distrutto dai modenesi e Bologna decide di inviare gli abitanti di Oliveto sulla sponda occidentale per raccogliere legna utile per la riparazione. Enzo viene informato a Cremona delle manovre dei bolognesi al ponte di Sant'Ambrogio e decide di attaccarli di sorpresa: con cavalieri tedeschi, e truppe di Cremona, Reggio, fuoriusciti di Parma e Ferrara e quanti più modenesi possibile, si dirige verso il Panaro. Il 26 maggio, nel pomeriggio, gli abitanti di Oliveto, intenti a raccogliere legna, si trovano di fronte l'esercito imperiale e chiedono immediatamente soccorso. La fanteria bolognese attraversa il Panaro ed inizia la battaglia cruentissima. Simultaneamente viene inviato un messaggio alla cavalleria. La cavalleria, che era a nord, attravera il fiume presso il Guadum de Ceresa, vicino a Nonantola e accorre nella battaglia che intanto infuria. La spinta della cavalleria è veemente e sorprende il fianco sinistro dell'esercito imperiale. Il cozzo è tremendo e le truppe di Enzo si sbandano. Lo stesso Enzo viene catturato da Lambertino Lambertini, Michele degli Orsi e Lambertolo Buttrigari. Gli imperiali fuggono lungo la via Emilia verso Modena, inseguiti dalle truppe Bolognesi. Dal punto di vista militare, Bologna ha schiacciato la potenza dell'imperatore. Con calma inizia l'assedio di Modena (durante il quale avviene l'episodio di un asino catapultato dentro alle mura di Modena, per spregio) e a metà ottobre Modena capitola. L'imperatore chiede la liberazione immediata del figlio Enzo e degli altri prigionieri tedeschi, ma la risposta di Bologna, forse dettata da Rolandino de' Passeggeri, è sprezzante e negativa: Enzo rimarrà nella sua prigione dorata fino all'anno della sua morte, avvenuta nel 1272 e viene sepellito con i massimi onori in San Domenico. Bologna manterrà la piena supremazia su Modena fino al 1325, l'anno della battaglia di Zappolino che si conclude con l'episodio della Secchia Rapita... ma questa è un'altra storia.

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