Libri interessanti

 

Autore: Geminiano Megnani

BULOGNA IUBILANT, Puema Strampalà Fatt pr'gl'Algrezz d'la liberazion d'Vienna, presa d'Buda, e altr Piazz in t'l'Ungariè, Morea, e Dalmatia, CUN AL SFRATT D'I TURCH DA TUTT QUI LUOGH, Fuogh, e Fallò, fatt pr'tutt l'Piazz, Strà, Stradlin, e Stradlitt d'Bulogna; Brusamient d'Suldan, Bassà, Visir, Chiaus, Muftì, Cadì, Giannizzar, e Spaì.

Pubblicato a Ferrara nel 1688 da Bernardino Pomatelli.

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Curioso libretto in dialetto bolognese (del '600...). Analogamente al più famoso libro di Lotto Lotti (Ch'n'ha cervell ava gamb, ossia la Liberazione di Vienna) fu scritto in vernacolo bolognese in ottava rima sulla spinta del sollievo gioioso generato dal fallimento dell'assedio a Vienna da parte dei turchi. A differenza del libro di Lotto Lotti, questo descrive gli eventi dall'interno della città di Bologna con i festeggiamenti fatti strada per strada... Interessante quindi anche dal punto di vista della toponomastica storica, perchè abbiamo l'elenco delle vie di Bologna dell'anno 1688. Di rilevante: nel canto II a pagina 23 si fa riferimento a suonatori (sunadur) che fanno dei bei balletti (Biè Balit). In altre parti del libro, chi suona qualche strumento o canta in coro viene invarabilmente chiamato musico ("Musich"). Anche nel bando del 1610, citato altrove in questo sito, si fa riferimento a "sonatori" (il bando è in italiano) per coloro che suonano musica nelle feste da ballo. Interessante distinzione: i suonatori sono coloro che suonano musica per il ballo... cosa che è rimasta nel dialetto bolognese di oggi. Altro punto interessante (non per il ballo, ma per la cultura bolognese in generale) a pag. 26, sempre nel canto II si legge: "... Al zuogh d'tocc e dai d'barba Pedana...". Le zirudele bolognesi finiscono quasi sempre con la frase "Tocc e dai, la Zirudela". Cosa sia la "zirudela" è tutt'ora un problema aperto (anche se l'ipotesi di associare questo termine alla "ghironda", uno strumento antico, che veniva suonato azionando una manovella e che poteva fungere da accompagnamento musicale alle "zirudele" stesse, è interessante ed abbastanza credibile; altri parlano di Ze' Rotella, una specie di zia Rotella che nessuno sa bene chi possa essere), così come il tocc e dai, non si sa bene cosa sia. Da questo libretto pare che sia un gioco (praticato nel '600) ed in qualche maniera localizzato nella zona di via Urbana, via dei Mussolini, via Malpertuso, vie che sono citate nella stessa strofa. In altre parti del libretto viene citato uno strumento musicale chiamato "Calisson" (per esempio nella prima strofa del canto VI a pag. 89). Il "calisson" in italiano è il "colascione" (una rapida ricerca con google ci chiarirà esattamente di che cosa si tratta). E' comunque uno strumento a corda, per certi aspetti simile al liuto, ma con una impugnatura molto più lunga. Nato come strumento per la musica colta e quindi usato dai musici, all'epoca in cui scrive il Megnani, era già diventato uno strumento per i "sunadur", ovvero uno strumento per la musica popolare. "Colascione" è il termine in italiano. "Calissan" è il termine in dialetto bolognese dell'epoca che molto probabilmente è italianizzabile in "Caliscione"... ed è suggestivo, anche se quasi certamente fallace, l'accostamento tra i "sunadur" di allora che suonavano il caliscione per il ballo (assieme ad altri strumenti) e quelli di oggi che suonano il liscio ...